PREMESSA di Three Mile e Chernobyl, i cittadini

PREMESSA

 

Con
il seguente elaborato si intende analizzare brevemente il nucleare in Italia ed
il suo relativo costo.

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In
tema in esame presenta infatti notevoli spunti di riflessione ed evidenzia
alcune lacune del rapporto tra “tecnica” e “politica”.

 

L’uscita
dell’Italia dal nucleare, iniziata negli anni ’80, ha subito nel corso del
tempo rallentamenti dovuti ad incertezze, ripensamenti politici e qualche
macchia sulla correttezza nella gestione degli appalti.

Nel
1987, con il primo referendum antinucleare, sulla scia degli incidenti di Three
Mile e Chernobyl, i cittadini italiani decisero di non intraprendere quella
strada (scelta poi ribadita anche nel secondo referendum del 2011 a larga
maggioranza).

Con
la scelta di fermare la produzione di energia da fonte nucleare oltre
trent’anni fa, l’Italia è stata tra i primi Paesi a confrontarsi con le
attività di phasing out degli impianti nucleari.

 

 

 

 

SOGIN

 

In
ottemperanza al decreto Bersani, il 1º novembre 1999, fu dunque costituita la Sogin s.p.a. (SOcietà Gestione Impianti
Nucleari) , soci?età di Stato responsabile dello smantellamento degli
impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, della
ricerca e medicina nucleare.

Alla Sogin vennero conferite le quattro centrali nucleari italiane
di Latina, Garigliano (CE), Trino (VC) e Caorso (PC) e dal 2003 gli ex impianti di ricerca sul ciclo del
combustibile di ENEA (l’impianto EUREX di Saluggia (VC), gli impianti IPU E OPEC di Casaccia (RM) e l’impianto ITREC di Rotondella vicino Matera).

Nei
primi anni, le attività riguardarono quanto concernente la progettazione degli
interventi e l’avvio dei relativi iter autorizzativi.

Numerose
furono le difficoltà: a partire dalla scelta nella metodologia di gestione del
combustibile (dall’iniziale orientamento per lo stoccaggio a secco per passare
al riprocessamento all’estero), alla complessità di orientare il processo dalle
attività di esercizio a quelle di decommissioning.

Il
programma attuale prevede di completare lo smantellamento (decommissioning) di
tutti gli impianti e la gestione dei loro rifiuti radioattivi entro la fine di
questo decennio.

 

 

 

LE FASI IN DETTAGLIO

Decommissioning

Il
decommissioning di un impianto nucleare è dunque l’ultima fase del suo ciclo di
vita. Riguarda le operazioni di:

mantenimento in
sicurezza degliimpianti

allontanamento
del combustibile nucleare esaurito

decontaminazione
e smantellamento delle installazioni nucleari

gestione e messa
in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in attesa del loro trasferimento al
Deposito Nazionale

caratterizzazione
radiologica finale

L’insieme
di queste attività ha l’obiettivo di riportare i siti a “prato
verde”, cioè ad una condizione priva di vincoli radiologici, rendendoli
disponibili per il loro riutilizzo.

 

La gestione del
combustibile esaurito

L’attività
propedeutica alle operazioni più complesse di decommissioning è la rimozione
dall’impianto del combustibile nucleare esaurito per procedere al suo
riprocessamento.

Il
riprocessamento del combustibile permette di separare le materie riutilizzabili
dai rifiuti finali e di condizionare questi ultimi in una forma che ne riduce
considerevolmente il volume e ne garantisce la conservazione in sicurezza nel
lungo periodo durante il loro decadimento radioattivo.

Tale
processo permette di ridurre il volume dei rifiuti a più
elevata radioattività al 5% del volume originario del combustibile.

La
quasi totalità del combustibile esaurito, prodotto durante l’esercizio delle
centrali nucleari italiane, viene inviato all’estero per il suo
riprocessamento.

La gestione dei rifiuti radioattivi

Sogin
gestisce i rifiuti radioattivi prodotti dalle attività di decommissioning degli
impianti nucleari. In ogni impianto, i rifiuti sono trattati, condizionati e
stoccati in idonei depositi temporanei, che ospitano esclusivamente i rifiuti
presenti in ciascun sito, in vista del loro trasferimento al Deposito
Nazionale. Al termine delle operazioni di decommissioning, i depositi
temporanei saranno smantellati.

Attraverso
la controllata Nucleco, Sogin raccoglie e gestisce anche i rifiuti radioattivi
prodotti quotidianamente dalle attività di medicina nucleare, industriali e di
ricerca scientifica.

 

Situazione
attuale decommissioning

Ad
oggi la fase di smantellamento delle centrali pare essere pressoché in stallo.

In
questi decenni, mentre all’estero diverse sono state le attività di
decommissioning nucleare effettuate con successo (si pensi ad esempio al caso
tedesco); in Italia ancora molte questioni legate a tale ambito rimangono in
attesa di decisione.

Al
31 dicembre 2016, come affermato dal presidente della Commissione bicamerale, il
deputato Alessandro Bratti , il decommissioning delle ex centrali nucleari era
completo nella percentuale del 25% sul totale, a fronte di costi pari a oltre
mezzo miliardo di euro (588 milioni).

Le
stime portano la data di completamento della fase di “brownfield” al 2025/2027,
con lo smantellamento di tutte le infrastrutture.

La
data di ultimazione di tutti i lavori è stata data al 2035 con l’avvio della
fase di greenfield  (ovvero riportare i
siti a “prati verdi”, a una condizione dunque priva di vincoli radiologici).

Affinché
l’ultima fase possa avere inizio sarà però prima necessaria l’individuazione e
la realizzazione del Deposito Nazionale.

 

Situazione
attuale gestione rifiuti radioattivi

Il Deposito Nazionale è il progetto di un’infrastruttura
con barriere ingegneristiche e barriere naturali poste in serie, adibita alla
sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi.
 Da qui al 2065, si parla di circa 90
mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui circa 15 mila metri cubi di
rifiuti ad alta attività in stoccaggio temporaneo e  altri 75 mila a bassa e media attività.

 Questi ultimi rappresentano una quota consistente e sono
prodotti (e presumibilmente continueranno a prodursi per i prossimi 50 anni)
dall’industria, dalla ricerca e dalla medicina nucleare.

La totalità dei rifiuti radioattivi che andrebbe sistemata dunque in un unico
Deposito Nazionale risulta un’operazione di una certa rilevanza. In un
confronto tra le cifre delle scorie nazionali con quelle della Francia, si
evidenzia però una netta differenza: per le scorie prodotte oltralpe da 60
centrali è già stato sigillato un deposito da 500mila metri cubi (a Manche) e e
si appresta la chiusura di ulteriore 1 milione 
di metri cubi (a l’Aube). 

 

Da
anni si discute su questo progetto e con il trascorrere del tempo accrescono gli
eventuali rischi per i cittadini: si citi ad esempio il sito di Saluggia in
Piemonte, che ospita precariamente 230 metri cubi di rifiuti liquidi
radioattivi dagli anni settanta e ai rischi connessi a un’eventuale inondazione
(essendo l’impianto localizzato a poca distanza dal letto del fiume Dora).

Si riscontrano inoltre ulteriori criticità all’avvio del programma. Prima tra
tutte, la questione cruciale della scelta del sito per il Deposito Nazionale,
dove dovrebbero trovare una sistemazione definitiva tutti i rifiuti radioattivi
d’Italia. Ciò non pare di facile soluzione, considerando i notevoli rischi
vulcanici, sismici e di dissesto idrogeologico legati al territorio italiano e
spesso in contrasto con i requisiti fondamentali elaborati da Ispra e da Iaea.
 

 

Due anni fa
l’attuale governo sembrava sul procinto di operare la svolta decisiva per il
Deposito Nazionale, poi rimandata a data da destinarsi. Opinabile anche la scelta
della campagna pubblicitaria passata in tv e in vista sulle paginate sui
giornali, per “promuovere” il futuro deposito nazionale di rifiuti
radioattivi, ma senza alcun accenno al luogo effettivo di destinazione delle
scori. Da ricordare che lo spot ebbe un costo di 3,2 milioni di euro1.

 

Ad
ogni modo, sebbene Sogin abbia da tempo
presentato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad oggi manca ancora il nulla osta. I
Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente lo hanno rimandato al momento
successivo all’approvazione del “Programma nazionale per la gestione del
combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi” (sul quale è ancora in corso
la procedura di Valutazione Ambientale Strategica),

Inoltre non è
stato dato ancora avvio all’Isin (l’Ispettorato nazionale per la sicurezza
nucleare e la radioprotezione)2.

Il Governo ne ha
infatti nominato i vertici dell’Isin; tuttavia, non è ancora  partito.
In base alle esigenze di Sogin, sarebbe auspicabile che la transizione da Ispra
a Isin
fosse la più rapida possibile e che, nel frattempo, venisse garantita la
continuità attraverso l’attività operativa dell’attuale dipartimento nucleare.

Per Sogin è anche
necessario che il futuro ispettorato venga dotato di tutte le risorse operative
necessarie per svolgere l’attività di controllo e autorizzativa, senza le quali
non sarà possibile far progredire in modo adeguato le attività di
decommissioning.

 

 

 

 

Costo del
“decommissioning”

Le
risorse finanziarie impiegate da Sogin per l’attuazione dei programmi su citati
derivano:
– dai fondi “smantellamento impianti nucleari” e “trattamento e smaltimento del
combustibile nucleare”, accumulati da Enel nel periodo 1962-1999 e trasferiti a
Sogin all’atto del conferimento delle attività nucleari (ottobre 1999);


da una parte della tariffa elettrica (componente A2) determinata periodicamente
dall’ Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Conseguentemente
tali ritardi del phasing out nucleare vengono finanziati anche attraverso le
bollette, sotto la generica dicitura “oneri di sistema” , in cui sono
incorporati gli incentivi alle rinnovabili, le agevolazioni alle industrie
energivore, gli sconti alle ferrovie e dunque il contributo nucleare.

Corrisponde specificatamente
alla voce A2+Mct, dove A2 rappresenta l’importo a copertura degli oneri per il
decommissioning nucleare e Mct quello a copertura delle compensazioni
territoriali agli enti locali che ospitano impianti nucleari.

 

Questa tassa invisibile a partire dal 2012 si stima che abbia generato più
di 2 miliardi di euro per lo Stato. 

In cifre, il
nucleare pesa in bolletta per circa 3,30 euro.

Le tariffe sono
state modificate in via strutturale nel 1997, una delle prime decisioni della
allora nuova Autorità dell’energia. Da allora le tariffe hanno sempre destinato
qualcosa a copertura oneri nucleari o costi incagliati. A fine 2017, la tariffa
base dell’elettricità è di 19,6 centesimi, di cui la parte per il nucleare è di
0,6% pari a 0,123 centesimi di euro per kilowattora. Il consumo medio italiano di
una famiglia tipo è di 2.700 chilowattora, il che significa che ogni anno il
consumatore versa 3,3 euro”.

Nel primo trimestre dell’anno in corso, si stimano che tutte le
voci degli oneri di sistema arrivino a pesare più del 19% sul totale della
bolletta elettrica. Di questi, la voce
A2+Mct vale il 3,32%. La percentuale non è fissa, ma viene ritoccata
periodicamente dall’Aeegsi e  regolato
ogni tre mesi in base alle necessità.

La compagnia di
energia funge da esattore: applica l’onere in bolletta, lo gira ai distributori
di energia, i quali a loro volta, lo versano alla Cassa per i servizi
energetici e ambientali (Csea-un ente pubblico, controllato dal ministero
dell’Economia e delle finanze e dall’Aeegsi e nato per riscuotere alcune voci
delle bollette).

Il
contributo annuo che Csea eroga a Sogin è il risultato di un complesso lavoro
di calcoli e bilanciamenti. Ogni tre anni Sogin deve comunicare all’Aeegsi
l’aggiornamento del Programma a vita intera (cioè del progetto di interventi
che dovrà effettuare fino alla fine del suo mandato di smantellamento dei siti
nucleari). Si tratta di un piano a lunghissimo termine, che copre un intervallo
temporale di diversi decenni e, che viene successivamente sezionato
in piani di intervento annuali.

Alla
fine dell’esercizio, Sogin è tenuta alla consegna di un consuntivo dei lavori
effettuati ad Aeegsi e Csea. L’Autorità dovrà pubblicare una delibera in cui
stabilisce quante finanze Csea dovrà versare a Sogin.

Non tutti gli
introiti confluiscono nelle casse di Sogin, perché quella medesima componente
ogni anno eroga circa 100 milioni al bilancio dello Stato.

 

Analizzando
solo l’ultimo decennio si evince come il ritardo nei lavori abbia accresciuto
notevolmente i costi relativi.

Nel
2008 Sogin presentò un piano per cui il decommissioning si sarebbe dovuto
concludere nel 2019 con una spesa complessiva di 4,5 miliardi di euro. Due anni
dopo aggiornò quel piano spostando la previsione di conclusione dei lavori al
2024 con una spesa aumentata a 5,7 miliardi.

Nel
2013 fu spostata la conclusione dei lavori al 2025 aumentando la spesa prevista
a 6,32 miliardi di euro.

I
bilanci dal 2001 – l’anno in cui il Governo con la direttiva Bersani fissava al
2019 la fine del decommissioning – fino appunto al 2019 il piano non ancora a
ultimazione verrà a costare 4,3 miliardi di euro: quasi quanto preventivato nel
2008 come costo totale dell’intero piano di decommissioning. Purtroppo ad oggi
la parte completata risultata essere solo il 25% di quanto necessario.

Nel 2017  l’Ad di Sogin, Desiata, aveva inizialmente
dichiarato che la spesa totale prevista fosse pari a 6,8 miliardi – salvo
riaggiustamenti correttivi in occasione dell’assemblea generale dell’Aiea a
Vienna, portando la stima a 7,2 miliardi, ovvero quattrocento milioni in più
nella bolletta elettrica degli italiani rispetto a quanto inizialmente
preventivato.

Finora, sono stati già spesi nel
complesso 3,2 miliardi dal 2001 a oggi il rallentamento sulle stime del
programma a vita intera del “decommissioning” sta facendo progressivamente
aumentare i costi.

Per Sogin s.p.a., l’ultimo esercizio
2017 si è chiuso con un’attività inferiore rispetto a quanto previsto a priori.
A incidere sono stati ad esempio i costi legali e gli extra costi gestionali provocati
dai ritardi nell’adempimento contrattuale con Saipem3, sui siti di
Saluggia (Vercelli) e sul sito Itrec di Rotondella (Matera), per la
realizzazione dell’Icpf (Impianto di cementazione prodotto finito).   Si
trattava di un contratto del valore di 98 milioni di euro.

Recentemente, il piano di Sogin è
stato aggiornato alla luce della Peer Review richiesta dal Governo Italiano con
l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea)4 attraverso il
programma Artemis. Si tratta di ARTEMIS is an integrated expert review service
for radioactive waste and spent fuel management, decommissioning and
remediation programmes.Si trattaun servizio di revisione di esperti integrati
per i programmi relativi ai rifiuti radioattivi, la gestione del combustibile
esaurito, disattivazione centrali e 
bonifica. This service is intended for facility operators and
organizations responsible for radioactive waste management, as well as for
regulators, national policy makers and other decision makers.

Gli esperti internazionali,
provenienti da una varietà di background tecnici Francia, Germania, Federazione
Russa, Regno Unito e Stati Uniti d’America sono stati affiancati da due membri
dello staff dell’AIEA. The team held meetings with SOGIN officials at the
company’s Rome headquarters and visited the power plants at Latina, Caorso,
Garigliano and Trino. Il team ha tenuto riunioni con i funzionari Sogin presso
la sede della società di Roma e ha visitato le centrali elettriche e le
strutture del ciclo di carburante di Trisaia, Saluggia e Casaccia.

Con tale peer review  è stata messa in atto la verifica della
congruenza di tempi e costi, la valutazione delle strategie adottate e
un’evidenza sulle opportunità di miglioramento sul programma a vita intera del
decommissioning.

 

 

“This was the IAEA’s first peer review of a
decommissioning programme on a national scale,” SOGIN President Marco Ricotti
said.Grazie Grazie

Con i risultati della collaborazione
con Iaea, Sogin ha, dunque, acquisito un parere autorevole e qualificato sul
proprio programma di decommissioning, ricevendo al contempo suggerimenti e
raccomandazioni per migliorare ulteriormente il proprio lavoro.

Christophe Xerri, Director of the
IAEA’s Division of Nuclear Fuel Cycle, Waste Technology and Research Reactors,
said the SOGIN team was well prepared for and transparent in their discussions
with the team, which was a key factor in identifying good practices and
offering practical recommendations. L’Iaea, ha affermato che il team SOGIN è
stato ben preparato e trasparente nelle discussioni con il team, fattore chiave
per identificare le buone pratiche e offrire raccomandazioni pratiche.

 “Decommissioning is a multi-faceted programme
which requires sophisticated project management and effective technological
approaches, and also needs to integrate the safe and effective management of
radioactive waste arising from these activities,” Xerri said. “La
disattivazione è un programma dalle molte sfaccettature che richiede una
gestione sofisticata del progetto e approcci tecnologici efficaci, e deve anche
integrare la gestione sicura ed efficace dei rifiuti radioattivi derivanti da
queste attività”.

Good practices identified by the team
included: Le buone pratiche identificate dal team sono risultate essere:

A transparent, well-defined process
for developing decommissioning budgets, including a robust and thorough
cost-estimating model in line with international best practices. un processo
trasparente e ben definito, per lo sviluppo di budget di disattivazione, tra
cui un modello di stima dei costi robusto e completo in linea con le migliori
pratiche internazionali. Effective use of proven technologies
as well as novel approaches to tackling challenging scenarios; un uso efficace
di tecnologie comprovate e nuovi approcci per affrontare scenari anche
internazionali (dal 2005, Sogin coordina le attività previste dall’accordo
stipulato dal Governo italiano con la Federazione Russa nell’ambito del
programma Global Partnership); An experienced team that takes a
proactive approach to knowledge management and to developing skills and
competencies through a “Young Talents” initiative. un team esperto che adotta
un approccio proattivo alla gestione del know how tecnologico e delle skills e
allo sviluppo di abilità e competenze attraverso l’iniziativa “Young
Talents”. Raccomandazioni e suggerimenti forniti
dal team includevano:

All Italian stakeholders should assign
high priority to the national repository’s siting and completion by 2025 as
planned.un maggiore impegno da parte di tutte le parti interessate italiane che
dovrebbero assegnare priorità elevata all’ubicazione e al completamento del
deposito nazionale come previsto. SOGIN should further enhance its
planning and risk-management processes related to uncertainties typical of such
complex decommissioning projects. Sogin dovrebbe migliorare ulteriormente i
suoi processi di pianificazione e gestione dei rischi legati alle incertezze
tipiche di tali complessi progetti di disattivazione. SOGIN should continue to strive to
develop innovative solutions to address technical challenges. Sogin dovrebbe
continuare a sforzarsi di sviluppare soluzioni innovative per affrontare le
sfide tecniche.la necessità operativa della nuova
autorità di controllo Isin, in sostituzione al dipartimento nucleare Ispra.Dovrebbe attuare una strategia per
valorizzare ulteriormente i giovani talenti e le competenze femminili (ad oggi
su 33 dirigenti figura solo una donna).

1
Art.31 Decreto Legislativo 031/10 in base al quale il Governo “promuove la
realizzazione di una Campagna di informazione nazionale in materia di
produzione di energia elettrica da fonte nucleare”, avvalendosi,
nell’ambito delle risorse di bilancio di Stato”.

2 Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45 in attuazione
della direttiva 2011/70/EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per la gestione
responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti
radioattivi. (14G00057)

 

3
“Nucleare,
la ditta è troppo lenta e dopo quattro anni Sogin scioglie il contratto per
Saluggia”_La Stampa (Torino, 02/09/2017)

4
Nota stampa rilasciata da Iaea(Vienna,21/09/2017)

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